Beato Carlo Acutis sarà santo, chi era il 15enne spiegava i miracoli alla Gen Z: volto nuovo della santità della porta accanto

Amava i computer, i videogames, il calcio, ora è l'emblema di una generazione in cerca di Dio

Giovedì 23 Maggio 2024 di Franca Giansoldati
Beato Carlo Acutis sarà santo, chi era il 15enne spiegava i miracoli alla Gen Z: volto nuovo della santità della porta accanto

A sette anni Carlo Acutis con una grafia infantile scriveva sui quaderni di voler essere sempre unito a Gesù, aggiungendo che quello «era il suo programma di vita».

I genitori del ragazzino erano piuttosto stupefatti da quella predisposizione precoce per le cose spirituali, manifestate all'interno di una benestante e normalissima famiglia cattolica milanese ma non particolarmente praticante. Nato a Londra nel 1991 ma vissuto a Milano dove ha frequentato le scuole dei Gesuiti, Carlo è morto a causa di una leucemia fulminante nel 2006 lasciando dietro di sé una sequela di gesti, opere, scritti dai quali, chi lo conosceva, intravedeva una insolita quanto eccezionale vita da santo. Papa Francesco dopo averlo fatto beato due anni fa ha annunciato di volerlo santificare, e stamattina ha firmato il decreto per il riconoscimento del miracolo necessario alla canonizzazione che avverrà prossimamente a San Pietro, in una data ancora da fissare. La guarigione scientificamente inspiegabile studiata da una commissione medica in Vaticano e dovuta alla intercessione del beato Acutis riguarda una ragazza del Costa Rica, studentessa in Italia, operata per un trauma cranico dovuto a un incidente. Le sue condizioni erano disperate ma ora è perfettamente guarita. 

 

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Acutis come tutti gli adolescenti della sua generazione, nati nell'era digitale, era considerato un piccolo genietto dei computer, uno “smanettone”, che trascorreva nella sua stanza ore a studiare il linguaggio informatico. Un giorno annunciò a casa di avere messo a punto un programma da usare  per diffondere il culto dell'eucarestia, il Vangelo, la figura di Gesù. In pratica si inventò una mostra virtuale su tutti i miracoli eucaristici che sono avvenuti nella storia della Chiesa. Dopo la sua morte il progetto venne ripreso e realizzato in un sito (www.miracolieucaristici.org) e utilizzato a sostegno della causa di beatificazione, girando di diocesi in diocesi, da una parte all'altra del pianeta. 

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La mamma di Carlo, alcuni anni fa, intervistata dal Messaggero, Antonia Salzano, raccontava che per lei suo figlio rappresentava un piccolo mistero. «Anche noi non ci capacitavamo di questa sua propensione per il sacro, il concetto della Trinità, per esempio, un argomento che non abbiamo mai trattato a casa, nelle nostre conversazioni famigliari. Pensare che sono entrata in chiesa solo quando mi sono sposata e poi quando mio figlio ha fatto la prima comunione e la cresima. Mio marito lo stesso. Eppure abbiamo dovuto far fronte ad un mistero più grande di noi. Carlo quando era piccolo ci faceva domande sempre più incalzanti, voleva fare la comunione ogni giorno e iniziò così ad occuparsi dei segni che Dio manda, visto che siamo sempre più dubbiosi».

Eppure era un adolescente come tanti altri che aveva imparato a suonare il sassofono, che si divertiva coi videogiochi, amava i film polizieschi, il calcio, il suo cane e ogni tanto andava pure a fare il volontariato alla mensa dei poveri gestita dai frati cappuccini a pochi isolati da dove abitava. Tuttavia esprimeva un rapporto strettissimo con la fede. E scriveva: «quando ci si mette di fronte al sole ci si abbronza... ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi».  E ancora: «Tutti nascono originali ma molti muoiono come fotocopie». A sette anni Carlo fu ammesso dal parroco alla prima comunione e da allora non ha mai mancato all’appuntamento quotidiano con la messa, facendo l'adorazione eucaristica e  pregando tanto.

La sua figura oggi rappresenta per la Chiesa il santo della porta accanto, la normalità di una fede straordinaria che lui stesso, nella quotidianità, testimoniava ai suoi coetanei. 

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Quando i medici diagnosticarono ai genitori una delle più gravi forme di leucemia il piccolo cercava di rincuorare la madre. Anche in punto di morte le ripeteva: «Ma' sto attraversando il mio Golgota» mentre le teneva la mano. «Non temere poiché con l'incarnazione di Gesù la morte è diventata viva e non c'è bisogno di fuggire: con la vita eterna ci aspetta qualcosa di straordinario».

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Il breve percorso biografico di Acutis divenne da subito un punto di riferimento e la devozione popolare iniziò a viaggiare veloce, attraverso il passaparola. Intanto si apriva a Milano, la diocesi in cui avvenne la morte, il processo diocesano concludendosi positivamente nel 2016. Papa Francesco venuto a conoscenza di questa storia volle avere tutti i particolari sul suo tavolo e ne fu impressionato. Lo dichiarò venerabile di lì a poco, poi beato e ora santo. 

Di lui resta lo studio sui miracoli eucaristici che poi è diventata una mostra itinerante. La mamma e il papà Andrea di fronte a tanti giornalisti che sin dall'inizio chiedevano loro cosa ne pensassero, ripetevano che anche dall'aldilà il figlio mandava segnali. «Tante persone attraverso di lui hanno ritrovato la fede».

Signora, mi scusi, come fa a credere ai miracoli se suo figlio che è morto di leucemia non è stato miracolato? «Uno aspetta nella guarigione fino all'ultimo e la morte viene accettata con cristiana rassegnazione sapendo che non è un addio ma un arrivederci. Mio figlio mi assicurava che sul Golgota ci saliremo tutti e che il passaggio alla vita eterna è una certezza».

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Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 01:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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