Kharkiv, raid sul megastore. Zelensky: «C’erano 200 persone». La Nato: ora le armi a Kiev

Bombe di Mosca su un ipermercato: almeno sei morti e undici dispersi

Sabato 25 Maggio 2024 di Mauro Evangelisti
Kharkiv, raid sul megastore. Zelensky: «C’erano 200 persone». La Nato: ora le armi a Kiev

Sei morti, 40 feriti e molti dispersi. Sabato pomeriggio a Kharkiv, Ucraina. Dentro al centro commerciale Epicenter, uno dei più grandi della città dove si vendono materiale edile, elettrodomestici e capi di abbigliamento, ci sono almeno duecento persone tra dipendenti e clienti. Sono da poco trascorse le 16 quando si sente il boato dell’esplosione, si alzano il fumo e le fiamme. Si vedono a chilometri di distanza. Accorrono ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco. Il centro commerciale è stato colpito da due bombe plananti, sganciate dai caccia russi. Il rogo ha interessato un’area di 10mila metri quadrati. Verso sera il bilancio è drammatico: sei le vittime accertate, quaranta i feriti, ma le autorità ucraine temono che ci siano numerosi dispersi sotto le macerie visto che non si hanno notizie di 11 dipendenti. Dmitry Chubenko (ufficio del procuratore regionale): «Le truppe russe hanno usato bombe UMPB D-30 durante l'attacco».

CONFINE

Kharkiv è a pochi chilometri dal confine con la Russia, oltre c’è la città di Belgorod. E da quell’area sono decollati i caccia con i missili teleguidati. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, osserva: «I partner dell'Ucraina hanno due modi per prevenire tali attacchi: il primo è inviare più Patriot e altri sistemi di difesa aerea. Il secondo è fare in modo che l'Ucraina abbatta gli aerei militari russi prima che questi possano sganciare bombe su Kharkiv e altre città». Sintesi: lasciateci colpire anche oltre la frontiera. Da quando i russi stanno attaccando la regione di Kharkiv, nel Nord Est del Paese, alla Casa Bianca, a partire dal segretario di Stato, Antony Blinken, c’è chi sta tentando di convincere il presidente Joe Biden a rimuovere la limitazione che obbliga gli ucraini a non utilizzare le armi a lungo raggio fornite dagli americani in territorio russo.

E ieri, con una intervista a The Economist, anche Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato in scadenza di mandato, ha chiesto ai paesi dell’Alleanza atlantica di rimuovere questo limite. L’Italia ha subito risposto: non se ne parla, altrimenti rischieremo un allargamento del conflitto. La Lettonia, al contrario, si è detta favorevole alla rimozione delle restrizioni. Sulle bombe che hanno devastato il centro commerciale ha insistito il presidente ucraino Zelensky: «Se l’Ucraina avesse avuto sufficienti sistemi di difesa aerea e moderni aerei da combattimento, attacchi russi come questo sarebbero stati impossibili. Kharkiv è stata bombardata per 12 ore. Ed è per questo che ci rivolgiamo a tutti i leader, a tutti gli Stati: abbiamo bisogno di un miglioramento significativo della difesa aerea e di capacità sufficienti per distruggere i terroristi russi». Proprio il bombardamento di un centro commerciale, a pochi chilometri dal confine con la Russia, riapre il tema non solo del numero di armi inviate, ma anche (e forse soprattutto) delle limitazioni all’uso di quelle a lungo raggio imposte agli ucraini: di fatto devono subire le incursioni dell’esercito di Putin, ma non possono rispondere. Ma quali sono le parole usate da Stoltenberg per chiedere cambiare le regole? Probabilmente si rivolge soprattutto a Biden e spiega: «È giunto il momento per gli alleati di valutare se non sia il caso di revocare alcune delle restrizioni sull'uso degli armamenti che hanno donato all'Ucraina perché, soprattutto ora che molti combattimenti sono in corso a Kharkiv, vicino al confine, negare all'Ucraina la possibilità di utilizzare queste armi contro obiettivi militari legittimi in territorio russo rende molto difficile la difesa. Questa è una guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e l'Ucraina ha il diritto di difendersi e questo include anche colpire obiettivi in territorio russo».

TIMORI

Dall’Italia, però, si è alzato un muro bipartisan che si oppone a questa svolta che potrebbe coinvolgere direttamente l’Occidente nella guerra. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, fa questo ragionamento: «Le scelte di Kiev sono di Kiev, noi non manderemo un militare italiano e le armi inviate dall'Italia vengono usate all'interno dell'Ucraina. Siamo parte integrante della Nato e ogni decisione deve essere presa in maniera collegiale: lavoriamo per la pace, i messaggi che arrivano dalla Russia provocano anche una guerra ibrida che si combatte. Ma dobbiamo sempre lavorare per la pace e abbassare i toni». Il ministro della Difesa, Guido Crosetto (FdI), contesta anche il metodo di Stoltenberg: «È segretario generale di un'organizzazione, quando sceglie una posizione lo decide riunendo i leader di quelle nazioni e votando. La Nato si muove e si muoverà portando progetti, piani e idee, le spinte singole valgono poco. È legittima l'opinione di Stoltenberg, ma in questo momento è sbagliato aumentare tensione già drammatica. Occorre aiutare l'Ucraina a difendersi, ma bisogna lasciare aperta nei prossimi mesi la possibilità di costruire una tregua immediata e la partenza di un tavolo di pace». Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini (Lega): «Armi Nato per colpire in Russia? Non se ne parla. Io non voglio che una bomba italiana possa andare a uccidere in Paesi contro cui non siamo in guerra». Ma anche dall’opposizione ci sono posizioni simili. Giuseppe Conte (M5S): «Le parole del segretario generale della Nato segnalano un'ulteriore escalation militare. Siamo sull'orlo della terza guerra mondiale. Noi diremo “no”».

Ultimo aggiornamento: 26 Maggio, 09:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA