Cittadinanza italiana negata. Ha casa e lavoro, ma anche tre condanne per l'alcol

Stop di Viminale e Tar del Lazio a un immigrato che pure ha casa e lavoro

Giovedì 18 Aprile 2024 di Angela Pederiva
Cittadinanza italiana negata. Ha casa e lavoro, ma anche tre condanne per l'alcol

BELLUNO - Da dieci anni un immigrato, che abita e lavora in Veneto, chiede di diventare cittadino italiano. Ma il ministero dell'Interno ha respinto la sua domanda e il Tar del Lazio ha confermato questo rigetto, in quanto in passato il Tribunale di Belluno gli ha inflitto tre condanne, di cui una per guida in stato di ebbrezza e due per ubriachezza in luogo pubblico.

Quali sono i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana? 

La difesa ha lamentato la mancata «considerazione dell'integrazione nel tessuto sociale italiano» da parte dell'uomo, ma i giudici hanno ribattuto che quella è solo «presupposto minimo per conservare il titolo di soggiorno», mentre per ottenere la cittadinanza occorre che lo straniero «sul piano dei valori mostri, indefettibilmente, una convinta adesione ai valori fondamentali dell'ordinamento di cui egli chiede di far parte», evidentemente basati anche sulla sobrietà in strada.

Cittadinanza italiana, richiesta rigettata

La vicenda va avanti dal 2014, quand'è stata avanzata l'istanza, rigettata dal Viminale nel 2020. Secondo quanto riassume la sentenza, l'amministrazione aveva ritenuto «che non vi fosse coincidenza tra l'interesse pubblico e quello del richiedente alla concessione della cittadinanza per la presenza di una pluralità di pregiudizi di carattere penale», emersi sul suo conto nel corso dell'istruttoria.

Oltre ai tre illeciti riguardanti l'alcol, c'era anche una violazione delle norme sulla protezione della fauna selvatica

Per i suoi difensori, si tratta di «lontani precedenti», che sono stati assunti «genericamente ad indici di un non completo inserimento dell'interessato nella comunità nazionale», mentre risultano attualmente «privi di iscrizioni» a suo nome i Certificati relativi alle inchieste in corso e ai carichi pendenti.

Come avere la cittadinanza italiana? Il principio di "concessione"

Nelle motivazioni del verdetto, i giudici amministrativi hanno premesso che «l'acquisizione dello status di cittadino italiano per naturalizzazione è oggetto di un provvedimento di concessione, che presuppone l'esplicarsi di un'amplissima discrezionalità in capo all'Amministrazione», tant'è vero che la cittadinanza «"può" - e non "deve" - essere concessa».

Diventare cittadini italiani comporta «"diritti politici" di elettorato attivo e passivo (che consentono, mediante l'espressione del voto alle elezioni politiche, la partecipazione all'autodeterminazione della vita del Paese di cui si entra a far parte e la possibilità di assunzione di cariche pubbliche)», nonché «doveri nei confronti dello Stato-comunità», che in ipotesi di guerra consistono «nel dovere di difenderla anche a costo della propria vita» e in tempo di pace si concretizzano «nell'apportare il proprio attivo contributo alla Comunità». Per questo l'interesse del cittadino straniero «deve necessariamente coniugarsi con l'interesse pubblico ad inserire lo stesso a pieno titolo nella comunità nazionale».

Non bisogna avere precedenti penali


Per conciliare le due esigenze, le autorità hanno «il compito di verificare» che nell'immigrato «si concentrino le qualità ritenute necessarie per ottenere la cittadinanza, quali l'assenza di precedenti penali, la sussistenza di redditi sufficienti a sostenersi, una condotta di vita che esprime integrazione sociale e rispetto dei valori di convivenza civile».

Nel caso ambientato in Veneto, il «giudizio di inaffidabilità» è stato espresso «sulla base del rapporto informativo della Questura di Belluno e del Certificato del casellario giudiziale, da cui è emersa la riconducibilità al richiedente di una pluralità di condotte penalmente rilevanti», benché queste siano state «poste in essere in epoca diversa, a distanza di anni l'una dall'altra», addirittura «nel decennio antecedente la presentazione della domanda». Ma eccedere con l'alcol quando si sta al volante o in pubblico, secondo il Tar, è prova di «non adeguatezza» del soggetto «ad uno stabile inserimento nella comunità nazionale», la cui condotta non irreprensibile è stata «fonte di allarme sociale quale è la ripetuta e grave violazione di norme poste a presidio della tenuta dell'ordinamento».

Ultimo aggiornamento: 10:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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