Belluno. Lupi nel mirino: il 10% delle razzie in Italia avviene nei prati dell'Alpago

Domenica 18 Febbraio 2024 di Giovanni Santin
Belluno. Lupi nel mirino: il 10% delle razzie in Italia avviene nei prati dell'Alpago

BELLUNO - È approdata ieri al tavolo del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin la questione del lupo e delle predazioni, con particolare attenzione all’Alpago, ma più in generale anche all’intera provincia di Belluno. Il merito di averla rappresentata con dati alla mano che hanno sbalordito lo stesso rappresentante del governo, è del piccolo, ma coriaceo, comune di Chies d’Alpago.

LA TRASFERTA

«Un viaggio utile», commenta il sindaco raggiunto telefonicamente durante il viaggio di ritorno, anche se il ministro ha detto che ogni intervento deve aspettare la formalizzazione del declassamento da parte dell’Europa del grado di protezione del predatore.

La piccola delegazione alpagota - costituita dal sindaco, dal consigliere con delega ai lavori pubblici Paolo Zanon e dal capogruppo Ezio Barattin - la cui iniziativa era condivisa anche dalle altre amministrazioni di Alpago e Tambre che però ieri non hanno potuto unirsi al gruppo, ieri è partita di primo mattino con meta Biella. Era stato lo stesso ministro che dopo aver ricevuto la pec inviata dal comune di Chies, aveva offerto due possibilità per l’incontro: o nella capitale in settimana o nella sua città, Biella appunto, nel fine settimana. «Siamo soddisfatti – sintetizza Dal Borgo – perché pur conoscendo già il problema, il ministro ci ha ascoltato con molta attenzione, dedicandoci un’ora». 

LE CIFRE

Pichetto Fratin è rimasto impressionato dai numeri. A partire dalle 800 predazioni del lupo documentate nella conca in meno di cinque anni. E se è vero che nello stesso periodo in Italia ne sono state registrate 8.000, vuol dire che nei tre comuni alpagoti l’attività predatoria del lupo è pari al 10% di quanto accade nell’intero paese. L’altro dato che ha colpito il ministro è quello relativo al numero di hobbysti: «Cinque anni fa erano 70 e presidiavano 1.400 particelle in ambiente ostile e impervio – gli ha fatto osservare il primo cittadino – ma a fine 2023 erano già 40 quelli che avevano deciso di chiudere». Situazioni oggettive che stanno determinando, a cascata, alcune conseguenze: «Abbiamo consegnato al ministro anche una relazione nella quale abbiamo messo in evidenza gli effetti di quanto accaduto in questi anni: alcuni già visibili, altri pronti a mostrarsi o a deflagrare in maniera ancora più evidente. È cambiata la percezione della gente, soprattutto a Chies il cui territorio è per 2/3 montano; è aumentato l’impatto sociale del lupo sulla gente che ha paura di frequentare il territorio a piedi, in bici. Ci sono state tantissime predazioni di animali e ci siamo accorti che c’è un progressivo abbandono del territorio in quanto allevatori ed hobbysti stanno chiudendo perché sono in difficoltà a difendersi dal predatore. E, come è comprensibile ed evidente, queste chiusure hanno gravi ricadute nella cura del territorio, nel presidio, per la difesa idrogeologica e anche per il turismo». 

L’INTERESSE

Il ministro ha ascoltato, ha assicurato che «qualcosa bisogna fare», ed ha parlato di azioni concrete da mettere in campo. Ma ha aggiunto che è necessario aspettare che l’Europa deliberi sul declassamento del grado di protezione del lupo. La decisione dovrebbe arrivare entro marzo e a quel punto anche il governo e le regioni potranno muoversi di conseguenza. Una risposta non risolutiva, ma la delegazione di Chies ha raccolto la grande attenzione da parte del ministro che si è detto disponibile ad altri incontri e ragguagli. Per sindaco e consiglieri anche la soddisfazione di aver rappresentato e fatto inserire nell’agenda del governo un problema che da anni anima il confronto, non solo in Alpago, ma in tante altre zone della provincia.

Ultimo aggiornamento: 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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