Centrali nucleari, la Regione Fvg dice "sì". Ma solo piccole, sicure e di ultima generazione

Martedì 28 Maggio 2024 di Loris Del Frate
Una delle centrali n ucleari di vecchia generazione

PORDENONE - Tutta la vicenda, è risaputo, deve passare per il Governo e la politica nazionale, ma la Regione Friuli Venezia Giulia si è detta disponibile a fare la sua parte. Stiamo parlando delle centrali nucleari di ultima generazione. La spinta è arrivata dall’intervista sul Gazzettino del presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti che ha spiegato che per avere un rilancio vero dell’economia è necessario che il prezzo dell’energia non schizzi in alto ogni due per tre, mettendo in crisi la produzione, in particolare del settore manifatturiero che è quello dominante, quindi è necessario aprire le porte, anche in regione, alle centrali nucleari di ultima generazione.

Dove? Con una battuta ironica, ma neppure tanto lontana dalla realtà, il presidente è stato chiaro: “anche dietro casa mia”.


LA SPINTA
Ma se Michelangelo Agrusti ha lanciato il boccino a fare da sponda è la Regione. Dalla segreteria del presidente Massimiliano Fedriga arriva un appunto chiarissimo: “sul nucleare siamo favorevoli, a patto che sia di ultima generazione e quindi sicuro”. Ultima generazione di centrale nucleare significa è prevista sempre una reazione di fissione, lo stesso processo impiegato da decenni, ma in un contenitore diverso. La novità più discussa, infatti, sono i piccoli reattori modulari (Smr), progettati per essere veloci da realizzare, economici e sicuri. Rispetto agli impianti convenzionali sono più piccoli e molto meno potenti: non superano di solito i 300 megawattora di capacità, circa un quinto dell’elettricità prodotta da un reattore tipico. La modularità del design serve a permetterne la produzione in serie nelle fabbriche secondo processi standardizzati, abbattendo tempi e costi di lavorazione. Possono essere sistemati anche in spazi ridotti e sono decisamente più facili da gestire le scorie radioattive che comunque ci sono.


L’INTERVISTA
Non ha dubbi neppure l’assessore all’Ambiente, Fabio Scoccimarro.


Il presidente di Confindustria Alto Adriatico ha rilanciato la necessità del nucleare. Lei cosa ne pensa?
«L’ho sempre dichiarato fin dall’insediamento: la mia visione dell’Ambiente è quella di poter trovare l’equilibrio tra tutela del territorio, lavoro, economia e salute. L'ho battezzato "l'ambientalismo dal volto umano" Non a caso, primi in Italia, abbiamo istituito in Fvg la delega allo Sviluppo sostenibile. Da parte mia, nonostante abbia votato contro il referendum sul nucleare nel 1987, oggi non c’è alcun pregiudizio ideologico sul nucleare di ultima generazione, bensì, confrontandomi con professionisti anche di calibro internazionale, con i miei esperti e le componenti politiche, ho sviluppato una posizione critica verso le attuali tecnologie nucleari».


Come assessore regionale all'Ambiente ritiene che oggi sia possibile affrontare in regione un tema di questo tipo?
«Sappiamo che l’emergenza climatica ci chiede di dimezzare le emissioni di Co2 entro dieci anni e non si capisce come una centrale nucleare possa rappresentare uno strumento utile se richiede un decennio per la messa in funzione finale. È chiaro, la richiesta di energia è sempre maggiore, probabilmente crescerà in modo esponenziale nei prossimi anni e al tempo stesso vogliamo ridurre e azzerare i fossili, ma la soluzione nucleare a fissione non è la risposta».


Ritiene che con le centrali di ultima generazione ci sia effettivamente maggiore sicurezza rispetto a quelle che attualmente stanno funzionano in altri Paesi?
«L’Italia mi è dato sapere, potrebbe essere una delle nazioni leader nella ricerca sulla fusione nucleare che deve essere il nostro obiettivo finale, ma ci vorrà ancora del tempo. Ritengo pericoloso il raddoppio della centrale di Krsko in particolare per la sua posizione a medio - alto rischio sismico. Credo invece che i mini-reattori nucleari modulari per la produzione futura di energia, considerati quasi a "impatto zero" per le loro dimensioni ridotte, tempi più veloci di insediamento e con produzione di scorie ridotta al minimo, possano essere lo strumento e il compromesso più utile in questo momento per garantire la transizione energetica in atto. Pensiamo che recentemente nel nostro Golfo avevamo in rada due reattori nucleari (che alimentano per 125 megawatt ora la portaerei General Ford della US Navy) che potrebbero alimentare oltre 40 mila abitazioni ciascuno».


Il dado è stato lanciato, anche se, ironia della sorte, è stata bloccata una acciaieria, è scoppiato un putiferio per la Traversa sul Tagliamento, sono state fatte le barricate per un possibile termovalorizzatore. Viene difficile pensare che seppur mini, possa avere vita facile ad arrivare in fondo un reattore nucleare sul territorio regionale.

Ultimo aggiornamento: 13:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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