Agrusti (Confindustria) rilancia: «Ripartire dal nucleare, anche dietro casa mia»

Lunedì 27 Maggio 2024 di Andrea Zambenedetti
Michelangelo Agrusti

«Ci siamo battuti per poter ampliare un’azienda che realizza pannelli di legno. Immaginatevi quale resistenza incontreremmo per una centrale idroelettrica o addirittura nucleare. Una di quelle che ci metterebbero tre anni e mezzo per funzionare. Però sono curioso di vedere se, oltre alla Cimpello-Gemona, è realizzabile una centrale nucleare. Magari a Lestans, dico per dire un posto». 
Michelangelo Agrusti, numero uno di Confindustria Alto Adriatico e di molte altre cose (Pordenonelegge per citarne una), un passato da parlamentare e da sindaco di Casarsa, conosce la portata che può avere una simile affermazione in un periodo in cui l’imperativo è l’orizzonte green.


Presidente, ma è davvero convinto che il nucleare possa essere il futuro?
«Se vuoi avere costanza di produzione energetica, non puoi puntare sull’eolico.

Lo abbiamo visto lo scorso anno: la crisi del gas è scoppiata perché i paesi del nord, a causa della bonaccia, si sono trovati senza energia. Durante questa primavera lo vediamo a casa nostra: è finita la siccità, ma i pannelli fotovoltaici non hanno prodotto l’energia necessaria. L’unica soluzione per l’approvvigionamento elettrico passa attraverso la continuità di produzione, quindi le centrali: a rifiuti, a metano, a carbone, oppure opportunamente con il nucleare di ultima generazione».


Ma nessuno vorrebbe una centrale dietro casa. Lei la vorrebbe?
«Sì, la farei anche vicino a casa mia». 


E spera di mantenere buoni rapporti con i suoi vicini di casa?
«Probabilmente non saranno felicissimi ma guardi che magari poi ce la regalano per tutta la vita l’energia: i meccanismi di compensazione funzionano così».


Insomma, lei quanto crede nel futuro green?
«Io ho macchina ibrida. La mattina parto con la macchina caricata con i pannelli fotovoltaici, posso fare fino a 115 km e in più c’è il motore termico. Io sono per la neutralità tecnologica: l’ex ministro Cingolani, oggi a Leonardo, spiegò che il motore euro 7 era di gran lunga meno impattante del motore elettrico in tutto il suo ciclo di vita; se improvvisamente tutti passassimo all'elettrico servirebbero molte più centrali. Non puoi mettere la spina nelle narici la sera. Devi far in modo che quelle città abbiano tanta energia da poterla distribuire».


Il futuro sembra però aver preso altre strade. È d’accordo?
«Bisogna affrontare le questioni in modo non ideologico, vedere le cose che si possono fare e si devono fare. Migliorare la qualità dell'ambiente è fondamentale ma non sono convinto che sia l'uomo la ragione fondamentale dei cambiamenti climatici. Sono convinto che ci siano, ma c'è anche una super attività solare, abbiamo visto le aurore boreali a una latitudine in cui non si erano mai viste. Poi ci mettiamo del nostro. In alcune aree del mondo per esempio c’è la sovrappopolazione che porta a enfatizzare i consumi di tutti i tipi terra, alimentari, acqua, ma questo non viene ricordato».


Altra questione la plastica, l’Italia rischia di pagare un prezzo altissimo all’Europa per le norme troppo lassiste, è d’accordo con la messa al bando?
«Noi siamo dei ricicloni, abbiamo consorzi di recupero della plastica e gli oggetti nuovi ne contengono una grande fetta. La demonizzazione della plastica è eccessiva. L'unico Nobel per la chimica l’Italia lo ha vinto con Giulio Natta che ha inventato il Moplen. Io sono ancora orgoglioso di quella conquista, risolve una quantità enorme di problemi. Semmai si deve aumentare la capacità di raccogliere e riciclare».


Parliamo di elezioni, in molti temono che il voto di giugno abbia l’affluenza più bassa di sempre. Lei è tra questi?
«Scommettere su una scarsa partecipazione è facile. Io scommetto su una buona partecipazione: queste elezioni sono molto importanti, abbiamo visto quante cose dipendono dall’Europa. Il Parlamento europeo fino a qualche decennio fa era un luogo dove mandare i politici decotti mentre oggi ci sono leader autorevoli che si candidano. Siamo costretti a far crescere l'Euorpa, l'Europa unita sarebbe una potenza se solo ci fosse l'esercito europeo invece abbiamo dieci tipi di carri armati e quattro di caccia. Sempre più spesso però l'Europa incrocia le nostre vite. Siamo abituati a fare le leggi perché ce le chiede l'Europa ma dobbiamo anche capire che dobbiamo utilizzare le risorse in modo efficace e efficiente. La Puglia di Vendola ha potuto crescere grazie ai fondi europei, oggi è capitale della meccatronica».


Il Friuli nei giorni scorsi si è trovato al centro di due grosse inchieste in cui è rimbalzato lo spettro della criminalità organizzata. Voi industriali siete preoccupati da questi scenari?
«Non sarei così ansiogeno nel valutare le infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. Ci sono stati dei casi ma non esiste sicuramente infiltrazione sistemica. Questo lo capiamo vivendo il territorio. Ciò nonostante occhi aperti, mai abbassare la guardia ma nemmeno tutti mafiosi ovunque».


Questo può essere definito un momento di crisi per l'economia generale del nostro territorio?
«Mah, è un periodo e ogni periodo ha i suoi connotati. Questo è un periodo in una situazione di mezzo. Non stiamo benissimo e non stiamo malissimo. Dopo le crisi, 2008, 2010 e 2011, tutti hanno fatto i compiti a casa, la nostra provincia è diventata competitiva, l'industria anche, lo dicono i numeri delle esportazioni: ci hanno consentito di superare la tragedia della pandemia, e ci hanno fatto resistere all'esplosione costi delle materie prime, ci hanno fatto diventare sopportabili le due guerre ai nostri confini. Tutto sommato è un tessuto così complesso e articolato che parlare di crisi diffusa o di crisi totale non è possibile oggi né sarà più possibile».


Senta, ma è pensabile un Michelangelo Agrusti candidato a sindaco a Pordenone il prossimo anno?
«(Ride). Ho già fatto il sindaco nel mio paese, ho dato parte della mia gioventù, c'è bisogno di qualche giovane che si candidi e io posso dare una mano. Pordenone è una città viva e si candida, spero con successo, a città della cultura. Quest'anno festeggia i 25 anni Pordenonelegge che è diventata più grande con il tempo. In città ci sono tante altre realtà culturali che si sono affermate per il valore assoluto, penso a Dedica, al Cinema muto. Non a caso, rivendica il ruolo di città della cultura. Il sistema Pordenone funziona. C’è un’interazione tra Università, scuole tecniche, mondo delle imprese, fabbriche modello. Un meccanismo per cui si producono competenze di alto profilo. Il Valle center nel giro di due anni sarà irriconoscibile. Tornerà a vivere come era negli obiettivi e questo mi fa ben sperare».


Parliamo di Confindustria. È arrivato il tempo per la Confindustria del Nordest?
«La Confindustria del Nordest è un progetto che si è realizzato nell'urna. Orsini ha avuto una buona base su cui costruire il successo proprio perché il Nordest, di cui l’Emilia Romagna fa parte, lo ha sostenuto in modo compatto. Se questo Nordest si struttura e si organizza, con un politecnico, con le Pedemontane, quella veneta e quella friulana e costruiremo i poli tecnologici attraverso una politica di incentivi e di attrazione verso le startup possiamo essere una regione ricchissima, capace di dare le carte nei prossimi decenni».
 

Ultimo aggiornamento: 28 Maggio, 08:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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