Il Comune gli chiede l’Imu arretrata, lui paga 12mila euro. Poi si scopre che non doveva, ma i soldi non tornano indietro

Lui viveva a Pordenone, la moglie a Lignano, entrambe prime case: la Corte Costituzionale ha confermato la correttezza ma l'uomo aveva già pagato

Venerdì 24 Maggio 2024 di Loris Del Frate
Il Comune gli chiede l’Imu arretrata, lui paga 12mila euro. Poi si scopre che non doveva, ma i soldi non tornano indietro

PORDENONE - «Cosa penso dell’amministrazione comunale di Pordenone? Che non ha il minimo rispetto dei cittadini e - almeno con me - si sono comportati male. Non solo i rappresentanti politici, ma anche gli stessi dirigenti del Comune». A dirlo, senza paura di smentite, è un cittadino che a Pordenone risiede praticamente da sempre, Claudio Mecchia che si è trovato in mezzo a una storia che - a suo avviso - mostra il disinteresse dell’amministrazione nei suoi confronti.

E a dirlo, non è solo lui, ma anche il giudice della Corte di Giustizia di Primo grado (l’ex commissione tributaria) che ha “censurato” nero su bianco l’amministrazione del capoluogo, pur dando ragione nel merito al Comune.


L'IMU NON PAGATA 

La famiglia Secchia, oltre ad avere una casa a Pordenone ne ha un’altra a Lignano, un mini appartamento, dove era residente la moglie, mentre il marito viveva a Pordenone. Una situazione abitativa che se motivata, consentiva di non pagare l’Imu in nessuna delle due case essendo considerate come prime e che veniva “tollerata” legittimamente sia dai Comuni che dalla stessa Agenzia delle entrate. Dopo una sentenza della Cassazione, però, che aveva sancito che una famiglia ha diritto ad una sola detrazione, alcuni comuni si sono subito fatti avanti ed hanno inviato i bollettini di pagamento dell’Imu cercando di recuperare anche gli anni precedenti. E così, mentre il Comune di Lignano non ha inviato nulla, quello di Pordenone ha chiesto il rimborso (senza interessi) dei 5 anni precedenti. Conto da pagare oltre 12 mila euro. 


CONTRORDINE

Claudio Mecchia, dopo aver cercato di capire se era possibile evitare il pagamento pregresso, vista la cifra elevata e a fronte del fatto che tanti altri Comuni non si erano comportati come Pordenone, da buon cittadino ha pagato il dovuto. Poco dopo il versamento, ecco il colpo di scena: una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito i coniugi possono vivere in due case separate e quindi non devono pagare l’Imu in nessuna delle due. A quel punto Mecchia è tornato in Comune a chiedere spiegazioni. «Sapete cosa mi sono sentito rispondere? Se fa causa per la restituzione - mi ha detto uno dei dirigenti - non solo la perde, ma dovrà pagare anche l’avvocato. Meglio per lei non fa nulla». Ha cercato di parlare con qualche amministratore, ma nulla da fare. E così, con l’avvocato Pierfrancesco Scatà, ha intrapreso con la Corte di giustizia tributaria la via del ricorso per la restituzione dei soldi pagati.


LA SENTENZA

C’è da dire, inoltre, che nel frattempo che Claudio Mecchia cercava una strada extragiudiziale per chiudere la vicenda con il Comune, sono scaduti i termini per ricorrere, cosa che comunale l’avvocato ha deciso di fare ugualmente. E l’avvocato Scatà ha avuto un ottimo intuito, perchè se è vero che la Corte di Giustizia non ha accolto il suo ricorso, ha però “censurato” il modo di agire del Comune perché “si legge sulla sentenza - non procedendo all’annullamento in autotutela ha comportato il rischio di possibili oggettive disparità di trattamento con altre categoria di contribuenti”. In più, sempre nelle sentenza c’è scritto che è opinabile il comportamento dell’amministrazione comunale che “non ha fatto un buon uso del rimedio dell’autotutela”. Anche a fronte di queste “censure” della corte, il Comune non ha comunque inteso restituire i soldi.


FIGLI E FIGLIASTRI

Il fatto è che una grossa fetta di cittadini che hanno ricevuto la stessa contestazione, non ha mai pagato e con la sentenza della Cassazione si è sanato tutto. Per Claudio Mecchia, invece, essersi comportato da cittadino onesto e corretto è stata di fatto una fregatura. «Ora - ha concluso l’avvocato - valuteremo come procedere, ma resta l’amaro in bocca per un comportamento eticamente non corretto del Comune». Chi vuole andare sino in fondo è l’interessato: quei 12 mila euro sono diventati una questione di principio. E sui principi non si transige.

Ultimo aggiornamento: 26 Maggio, 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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