​Quelle staccionate da record: costano 33mila euro, un anno per ottenere l'ok della Soprintendenza

Domenica 9 Aprile 2023 di Marco Agrusti
Quelle staccionate da record: costano 33mila euro, un anno per ottenere l'ok della Soprintendenza

PORDENONE - Costano 33mila euro, un'inezia per una pubblica amministrazione come quella di Pordenone, città capoluogo di provincia e terzo centro maggiore del Friuli Venezia Giulia. Sono staccionate di legno, niente di più e niente di meno.

Per poterle ordinare e in seguito installare in tre parchi cittadini, però, il Comune del Friuli Occidentale è stato costretto ad aspettare un anno. Il motivo? Anche per una staccionata in legno chiamata a delimitare un sentiero o a proteggere un camminamento dal bordo di un laghetto urbano serviva il lasciapassare della Soprintendenza. Morale? Plichi di carte, decine di incontri, come se si trattasse del restauro di una cinta muraria di epoca romana.


I FATTI
Pordenone è una città verde, ha tanti parchi ben integrati nel tessuto urbano. Tre di questi, però, erano finiti nella centrifuga delle critiche. Nel dettaglio si trattava del parco del Seminario, uno dei più grandi del capoluogo, del parco dei laghetti di Rorai e dell'area verde del San Valentino, diventata nel frattempo un'arena estiva per i concerti e il divertimento più giovane. Il motivo della polemica? Le staccionate divelte, in alcuni casi completamente distrutte e comunque non in buono stato. Materiale buono per l'opposizione di centrosinistra che sul tema aveva sfidato la giunta di centrodestra retta dal sindaco Alessandro Ciriani. Nessuno si immaginava, però, che dietro all'attesa per delle semplici staccionate si "nascondesse" l'ennesimo imbuto burocratico tra una pubblica amministrazione e l'ingessato mondo della Soprintendenza. E invece era proprio così, difatti ci è voluto circa un anno per incassare l'ok formale e poter procedere all'ordine sul mercato elettronico delle nuove staccionate.


LE CAUSE
Perché per delle palizzate in legno è servito un parere della Soprintendenza? È l'assessore Monica Cairoli, che a Pordenone ha la delega all'Ambiente, a spiegare come mai il Comune sia stato costretto ad affrontare questo collo di bottiglia per venire a capo di un'operazione apparentemente semplicissima. «Il dato di fatto - ha illustrato l'esponente dell'esecutivo locale - è che si tratta di aree sottoposte a tutela. Questo istituto impone dei vincoli, che nel nostro caso sono legati alla presenza dell'acqua». In tutti e tre i parchi, infatti, sono presenti specchi d'acqua: laghetti nel caso delle aree verdi di Rorai e del San Valentino, il fiume Noncello e i suoi canali, invece, al parco del Seminario. Basta un rigagnolo, quindi, per far scattare un meccanismo in grado di far perdere a una pubblica amministrazione fino a un anno. Tutto per un lavoro da 33mila euro. «Ci tengo a sottolineare che il nostro rapporto con la Soprintendenza - ha aggiunto l'assessore comunale Monica Cairoli - è più che buono, ma i tempi sono comunque quelli». Sì, perché non cambia se si hanno buoni o cattivi rapporti. La burocrazia è fredda, impersonale. Né buona, né cattiva. Forse ostile, se la si guarda con gli occhi del cittadino che attende il ripristino di una banale staccionata. Nel dettaglio, i dettami della Soprintendenza riguardano quasi tutto: dal tipo di materiale scelto per le nuove staccionate al loro posizionamento. Perché per la burocrazia - è solo un esempio - va bene il noce e non il ciliegio. Adesso, dopo 12 mesi fatti di colloqui e trattative, il Comune di Pordenone può procedere e sistemare i tre parchi cittadini. La tutela del paesaggio, almeno si spera, è salva.

Ultimo aggiornamento: 16:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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