Moda, il futuro dei negozi. Ascom: «Aperti al cambiamento, ma il vero commerciante non deve seguire solo gli algoritmi»

Lunedì 27 Maggio 2024 di Mattia Zanardo
L'incontro organizzato da Ascom a Santa Caterina

TREVISO - Colossi delle vendite on line e centri commerciali, inflazione e rincari di energia e materie prime, riduzione della capacità di spesa delle famiglie, calo demografico e cambiamento dei gusti dei consumatori. I negozi tradizionali della moda trevigiani devono fronteggiare molteplici "avversari", ma sono pronti a rilanciare la sfida. «I nostri negozi hanno assolutamente un futuro», afferma Beatrice Paludetti, presidente provinciale di Federmoda, l'associazione che, in seno a Confcommercio, riunisce oltre tremila realtà di vendita di abbigliamento, calzature e accessori, circa il 14% del totale del commercio provinciale. La rappresentante della categoria non nega la complessità del contesto, al tempo stesso rivendica il ruolo e le opportunità per le attività di prossimità: «Studi, come quello di Pwc Italia, dicono che il negozio fisico è considerato ancora il luogo più importante per fare un'esperienza d'acquisto ed è riconosciuto tale anche dalle giovani generazioni.

Si va verso una nuova normalità di tutto il sistema moda, ma soprattutto è in atto una rinascenza di valori e comportamenti volti a creare rapporti più etici con gli operatori commerciali: su questo noi possiamo lavorare molto e bene».

Le prospettive

Non a caso, Federmoda Treviso ha dedicato ieri un convegno di approfondimento su "Il futuro del negoziante: una questione di fiducia, empatia e competenza". GianPaolo Lazzer, professore di sociologia dei consumi all'università Ca' Foscari di Venezia e consulente nel campo del retail, invita i commercianti ad assumere una prospettiva più ampia: «Non concentrarsi troppo solo sul prodotto o sul proprio negozio, ma vedere anche quello che sta succedendo fuori: dall'invecchiamento della popolazione al fatto, solo all'apparenza banale, che cani e gatti siano sempre più parte integrante delle nostre famiglie, sono esempi di fattori di cambiamento che non possono essere ignorati». Al di là dell'imprescindibile qualità di base della proposta commerciale, in un'epoca in cui, nella nostra società, la gran parte delle persone possiedono beni a sufficienza, l'acquisto diventa un piccolo momento di gratificazione: «In questo senso il valore aggiunto è la capacità di rispondere alla domanda di benessere che viene dal cliente. E non bisogna riporre eccessive speranze nella tecnologia: l'e-commerce è ormai un dato di fatto, e va certamente integrato nel proprio modello di business, ma proprio perché bisogna uscire dalla logica del prodotto, non si può offrire la medesima tipologia di vendita. L'algoritmo di Amazon ti consiglia cose simili a quelle che hai già acquistato, il negoziante deve far scoprire cose nuove».

La contaminazione

Proprio per ribadire la carta vincente dell'empatia e della relazione con un cliente che "non deve essere considerato un consumatore, ma un cittadino", l'associazione ha organizzato il seminario all'interno del museo di Santa Caterina a Treviso, dove è in corso la mostra "Donne in scena. Boldini, Selvatico, Martini". A sottolineare la reciproca contaminazione tra arte, creatività, moda ed economia, come hanno ricordato anche gli assessori comunali Rosanna Vettoretti e Maria Teresa De Gregorio e il direttore dei musei civici Fabrizio Malachin. Ma pure il ruolo sociale e di presidio dei centri urbani del commercio, ricordato della presidente provinciale di Confcommercio Dania Sartorato, che ha evidenziato anche l'«importanza delle categorie pilastri del nostro sistema associativo».

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