Studenti musulmani delle medie esentati dallo studio della Divina Commedia. La scuola scarica la prof, la preside: «Non sapevo nulla»

Sabato 25 Maggio 2024 di Mauro Favaro
Scuola media Fellisent al centro della polemica

TREVISO - L’iniziativa è stata presa da una professoressa delle scuole medie Felissent di Treviso. È stata lei a far chiedere ai genitori degli alunni di una terza, quelli che non seguivano le lezioni di religione, se erano d’accordo che i loro figli studiassero la Divina Commedia. E quando due famiglie di fede musulmana hanno risposto di no, forse anche alla luce del fatto che Dante ha messo Maometto all’Inferno, ha esonerato i loro figli dell’approfondimento sul Sommo Poeta, sostituendolo con Boccaccio. «Ho solo voluto chiedere alle famiglie se c’erano delle difficoltà rispetto alla Divina Commedia», è in sintesi quanto spiegato dalla docente. Ma ora è stata travolta dalle polemiche. In questi giorni non è a scuola: si trova a casa per un periodo di malattia.

La speranza è che nel frattempo si calmino un po’ le acque. Anche se non è semplice.

La preside: «Non ho ricevuto richieste»

La preside dell’istituto comprensivo, Francesca Magnano, non ha mai avvallato alcuna scelta del genere. La decisione, insomma, è stata presa dall’insegnante nell’ambito dell’autonomia didattica. «Io non ho avuto richieste di questo tipo, e non ho fatto alcuna mediazione: è un errore affermare che ci sia stato un via libera: non sapevo nulla di questa storia – chiarisce Magnano – detto questo, fatta salva la libertà di insegnamento all’interno della classe, faremo le verifiche del caso. Come dirigente, sono tenuta a capire cosa succede ed eventualmente chiarire e sanare eventuali azioni indebite, scorrette o strane. Questo è il mio compito». Ma è già in arrivo un'ispezione. Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito, ha annunciato di aver disposto l’invio degli ispettori per una verifica all’interno della scuola. La vicenda fa tornare alla mente le polemiche che hanno spesso coinvolto le scuole che decidono di non fare il presepio nel periodo di Natale per non urtare la sensibilità di alunni di altre fedi rispetto a quella cristiana. «Qui, ad esempio, non abbiamo mai avuto problemi su questo – specifica Magnano – anzi, qualche anno fa abbiamo fatto addirittura un laboratorio sui presepi. In generale, portiamo avanti un grande lavoro con i genitori per l’inclusione». Quel che ha infastidito di più il consiglio di istituto è che la scelta su come procedere con Dante non sia stata preventivamente discussa negli organi collegiali. «Per il resto lo studio della Divina Commedia non è obbligatorio alle medie. E decidere quali testi analizzare rientra nella facoltà degli insegnanti – sottolinea il presidente Francesco Sardo Infirri – certo, se le cose sono andate come viene rappresentato, l’insegnante avrebbe potuto optare per un altro testo per l’intera classe. Non concordo con la decisione di differenziare. Non è stata una scelta tanto felice. Fosse stata evitata, non sarebbe successo niente».

L'Adi: «Il politicamente corretto è arrivato all'autocensura?»

«L'elemento straordinario non è la pretesa di due famiglie musulmane, per altro interpellate in merito, che i figli non studino la Divina Commedia ritenuta offensiva di Maometto, ma che un docente abbia esentato alcuni studenti musulmani dallo studio della Divina Commedia, accogliendo la motivazione – tira le fila Giampaolo Sbarra, riferimento di Adi, associazioni docenti e dirigenti scolastici italiani – possibile che un docente non riesca a spiegare agli studenti che in un'opera letteraria la cosa meno importante è l'assolutezza della "verità" che viene presentata? Possibile non riesca a spiegare che Dante ha sì messo all'Inferno Maometto, ma vi ha messo anche vari Papi, tra i quali Bonifacio VIII? Possibile che un docente non riesca a spiegare agli studenti che un'opera letteraria va storicizzata? Più che di rispetto di una religione, parlerei di accettazione di un recinto ideologico-religioso: l'opposto di quello che deve fare la scuola. E suscita almeno una preoccupazione: ma il "politicamente corretto" è giunto al punto tale da indurci all'autocensura?».

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