Veneto, bacino contro l’alluvione, stop dei giudici al progetto. La Regione: «Lo rifaremo»

Invaso sull'Astico da 35 milioni, accolto il ricorso di tre Comuni vicentini

Sabato 25 Maggio 2024 di Angela Pederiva
Veneto, bacino contro l’alluvione, stop dei giudici al progetto. La Regione: «Lo rifaremo»

VENEZIA - L’avvio della procedura di appalto era previsto per luglio, invece la Valutazione di impatto ambientale dovrà ripartire daccapo.

Con una sentenza depositata ieri, il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha accolto il ricorso dei Comuni vicentini di Sandrigo, Breganze e Montecchio Precalcino contro la Regione e la Presidenza del Consiglio dei ministri, in merito al progetto dell’invaso sul torrente Astico da 4,6 milioni di metri cubi e 35,5 milioni di euro. Si tratta di una delle 24 opere previste dal "Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico", meglio noto come “Casarin-D’Alpaos” o “Marshall”, per citare l’espressione cara al governatore Luca Zaia, che durante l’emergenza maltempo di questi giorni ha rilanciato la necessità di un altro miliardo per mettere completamente in sicurezza il Veneto.


LE CRITICITÀ
I fondi statali per questo bacino sono già stati stanziati, secondo quanto risultava dall’ultimo aggiornamento regionale, stimando al 95% la fase di approvazione del progetto, al punto che ad aprile sono partiti gli espropri. Un’operazione avviata nel 2015, ma sempre contestata dagli attivisti del Coordinamento tutela territorio di Breganze e del Laboratorio Astico Tesina di Sandrigo: «Ribadiamo le numerose criticità di questo progetto, dai rischi di inquinamento della falda acquifera alla presenza di una ex discarica Rsu dentro l’area progettuale, dall’uso della tecnica del jet-grouting (iniezione di cemento nel terreno, ndr.) con possibile utilizzo di miscele contenenti Pfas, al rapporto costi-benefici poco favorevole rispetto ad altre soluzioni». Critiche condivise dai sindaci dei tre Comuni coinvolti, a cominciare da Giuliano Stivan, ex primo cittadino di Sandrigo e in passato segretario locale della Lega, che nel 2021 aveva definito l’opera «una bestemmia idraulica» nel sopralluogo con la consigliera regionale Cristina Guarda (Europa Verde), la quale ora plaude al verdetto arrivato da Roma: «Dal Tribunale superiore delle acque pubbliche uno stop al percorso progettuale. Adesso, al posto di questa opera altamente impattante e dagli scarsi benefici, si investa nelle strategie alternative già a disposizione della Regione».


LE MOTIVAZIONI
Nelle 20 pagine delle motivazioni, che si concludono con la condanna della Regione a pagare 4.000 euro di spese processuali, i giudici illustrano il problema procedurale che ha imposto l’annullamento del provvedimento impugnato. In sostanza «la proroga della Via comportava il rinnovo anche dell’autorizzazione paesaggistica», che dopo cinque anni era scaduta, senza che però sia stata «convocata la Conferenza di servizi». Probabilmente Palazzo Balbi rinuncerà a fare appello, preferendo riavviare la procedura della Valutazione di impatto ambientale, dato che la stessa sentenza annulla l’atto viziato ma lascia «salva la ulteriore attività amministrativa». Commenta l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin (Lega): «Risulta chiaro che i municipi non hanno vinto nel merito, ma a livello procedimentale, per cui ritengo che l’opera verrà comunque fatta, anche se con ritardo. Noi ci appoggiamo all’Università di Padova e nel bacino dell’Astico sono urgenti opere in grado di trattenere almeno 14 milioni di metri cubi di acqua: 4,6 a Breganze, 2,3 a Torri di Quartesolo e 7 a Meda di Velo». Quest’ultimo è il Comune in cui la scorsa settimana è stato registrato il record di 229 millimetri di precipitazioni in 24 ore tanto che, secondo i riscontri dell’Anbi, la portata del torrente Astico si è impennata da 3,74 a 110 metri cubi al secondo. 
 

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