Carne sintetica, come si produce? Bistecche e filetti “coltivati” partendo dalle cellule degli animali

Maxi multe a chi produce e vende. L’Italia è il primo paese in Europa a muoversi in questa direzione

Giovedì 16 Novembre 2023 di Carlo Ottaviano
Carne sintetica, come si produce? Bistecche e filetti coltivati partendo dalle cellule degli animali

L’unico punto fermo è che il Parlamento, col voto di ieri della Camera, vieta di produrre e vendere in Italia carne non prodotta da animali.

Già su come chiamarla nascono le polemiche: per chi la combatte è artificiale, come se provenisse da sintesi di prodotti chimici. È definita, invece, coltivata, da chi è a favore, che usa l’esempio di quella che si usa per sostituire la pelle umana dopo le ustioni particolarmente gravi del corpo. Fatto sta che la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge presentato dal ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida che proibisce «la produzione e immissione sul mercato di alimenti e mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati».

Deciso anche il divieto dell’uso nelle etichette di denominazione che evocano la carne per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali. Espressioni usatissime come hamburger vegetale, per esempio, diventano fuori legge (e già arrivano le proteste dei produttori italiani il cui giro d’affari vale 680 milioni di euro e le cui vendite nell’ultimo anno sono cresciute del 21%). La norma sanziona con multe da 10 mila fino a 60 mila euro (oppure fino al 10% del fatturato totale annuo realizzato, ma entro un massimo di 150mila euro) il commercio di alimenti e mangimi prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali. La controversia su come chiamare questa carne nasce dal metodo di produzione. Che «consiste – spiega David Kaplan, direttore del Centro per l’agricoltura cellulare della Tuft University negli Usa – nel prendere cellule da animali normalmente allevati per produrre carne e usare quelle cellule come “starter” per far crescere la carne al di fuori dell’animale». «È la stessa cosa della carne tradizionale, ma togliendo dal processo produttivo gli animali», è invece la definizione di Claire Bomkamp, scienziata del Good Food Institute.

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IL PASSAGGIO

Comunque, l’Italia è il primo Paese europeo a vietarne l’uso. Un primato di cui essere orgogliosi, secondo il ministro Francesco Lollobrigida e la Coldiretti che per prima ha raccolto due milioni di firme. Una legge inutile, nel migliore dei casi, secondo gli avversari, perchè proibisce qualcosa che è già proibito: le autorità europee non hanno finora concesso alcuna autorizzazione alla commercializzazione e al consumo della carne di questo genere (non importa se chiamata, coltivata o sintetica) che stando a un regolamento del 1997 tuttora in vigore non può assolutamente essere messa in commercio, se non dopo un rigoroso iter che ancora non è iniziato. E’ vero, piuttosto, che sono in corso ricerche e sperimentazioni, che adesso potrebbero fermarsi in Italia lasciando il Paese indietro rispetto agli altri. D’altro canto, laddove l’Ue dovesse autorizzarne – ma chissà quando - la commercializzazione, l’Italia non potrà opporre limitazioni in base alle norme comunitarie sulla circolazione delle merci. 

Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 06:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA