Redditometro, c’è lo stop. Meloni ai ministri: «Basta errori di comunicazione»

Il governo rinvia la norma dopo le Europee La premier: «Dobbiamo spiegare meglio ai cittadini»

Sabato 25 Maggio 2024 di Francesco Bechis
Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 24 Maggio 2024 - Trento (Italia) Politica - Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni al Festival dell'Economia di Trento DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte...

Troncare e sopire.

Giorgia Meloni ha fretta di lasciarsi alle spalle il caso redditometro che da giorni scuote la sua maggioranza e innesca le opposizioni. Acqua passata, assicura la premier da Trento, sul palco del Festival dell’Economia. «Ho sospeso la norma perché voglio vederla meglio», spiega dopo che in mattinata il Consiglio dei ministri ha ufficializzato lo stop al decreto che rilanciava i controlli fiscali dell’Agenzia delle entrate introdotti dal governo Renzi. Non sarà applicato. Pericolo scampato, forse. Intanto la premier striglia i suoi ministri in Cdm: «Non dobbiamo fare questi errori di comunicazione».

 

Redditometro, Meloni: serve più tempo per un decreto equilibrato

La difesa

«Non ho cambiato idea: eravamo contrari e siamo contrari. C'è stata molta confusione, la norma dell'accertamento sintetico esiste da molti anni», spiega Meloni dal festival. Caso chiuso? Si vedrà. È questa la speranza della premier molto irritata per «un errore di comunicazione» che può presentare il conto in termini di consenso, quando mancano poco più di due settimane al voto spartiacque in Ue dell’8 e 9 giugno.

Lo ha detto e ribadito ieri presiedendo il Cdm, dove ha invitato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, firmatario del decreto nell’occhio del ciclone, a spiegare e chiarire l’intoppo. «Dobbiamo fare più attenzione», ha rimbrottato i suoi la timoniera di Palazzo Chigi, «questioni così delicate vanno prima spiegate agli italiani, ormai il pasticcio comunicativo è fatto», è il senso del discorso tenuto davanti ai ministri. Nei fatti però, il fastidio per lo scivolone del governo non si è tradotto in una sconfessione del “suo” Leo, fedelissima vedetta di Fratelli d’Italia a via XX settembre, padre peraltro della riforma fiscale promessa dal centrodestra alle elezioni politiche di due anni fa.

Anzi, Meloni blinda il suo colonnello ringraziandolo, a porte chiuse e poi in pubblico a Trento, per «il grande lavoro» sulla delega fiscale. Lo fa davanti a Matteo Salvini e non è un caso. Per il leader della Lega è il Cdm del grande annuncio: c’è il via libera al decreto salva-casa, la sanatoria edilizia su cui molto ha insistito il ministro delle Infrastrutture, deciso a dare un via libera prima delle urne Ue. Ma c’è spazio in conferenza stampa per una nuova bordata al “redditometro” finito per sbaglio in Gazzetta ufficiale, all’insaputa di Meloni. «È un triste ricordo del passato, ci siamo impegnati a rivederci, ragionarci insieme con la cautela che un tema così delicato merita». Caustico Giancarlo Giorgetti, a margine del G7 economia: «Se qui piove, a Roma c'è il sole, quindi va bene così», stringe le spalle il titolare dei conti italiani. Come a dire: la tempesta è passata.

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Le polemiche

Non la pensano così le opposizioni che battono duro sul polverone fiscale che ha avvolto il centrodestra. «Il governo è confuso, ha mostrato grande incoerenza», l’affondo della segretaria dem Elly Schlein da Trento. E l’ex premier Matteo Renzi rincara: «Quando si pesta una buccia di banana si ha il buon gusto di tacere».

A Palazzo Chigi Leo spiega che del redditometro, per il momento, non se ne farà nulla. Ma difende anche il decreto partorito dai suoi uffici tecnici al Mef, necessario a scongiurare il “Far West” dei controlli fiscali «limitando al minimo il contenuto induttivo dell’accertamento» e privilegiando «sempre il dato puntuale al fine di adottare specifiche misure a garanzia del contribuente». Tra queste, spiega il viceministro in Cdm, la previsione di un doppio contraddittorio obbligatorio. O ancora l’esclusione dai controlli dei contribuenti «che sono in grado di giustificare la loro posizione con l’utilizzo di risorse accumulate in annualità precedenti».

Segue una redditometro-story, per negare la paternità di un decreto che ha fatto balzare sulla sedia tutto il centrodestra. Introdotti nel lontano 1973, attuati da Renzi nel 2015, i controlli del Fisco sulle abitudini di spesa dei contribuenti, dalle compere al supermercato alle medicine, si sono trascinati fino ad oggi con il tacito consenso dei governi Conte, spiega Leo ai ministri.

Il comunicato finale del Cdm certifica il rinvio: il decreto ministeriale nella bufera non troverà applicazione. Se ne riparlerà più avanti con un vertice di maggioranza. Dopo le Europee, si intende: Meloni non ha alcuna intenzione di occupare l’ultimo miglio di campagna elettorale parlando di tasse. Per archiviare in fretta in caso, la premier garantisce che il governo non stringerà la lente sulle abitudini di spesa degli italiani. Anche se dovesse servire a fare cassa per la manovra di autunno, che già si preannuncia stringata. «Una cosa è colpire i casi oggettivamente intollerabili, gente che gira col Ferrari e si dichiara nullatenente, altra cosa è una norma che vessa il cittadino comune, alla quale sono contraria», dice la leader del governo. Caso chiuso, forse.

Ultimo aggiornamento: 27 Maggio, 09:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA